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I Residenti di Hong Kong Marciano per i Diritti Umani in Cina

2009-10-25 06:29

 

Giovedì 1° ottobre, più di 200 residenti di Hong Kong hanno marciato nel distretto finanziario della città in coincidenza con le celebrazioni a Pechino del 60° anniversario della presa del potere del Partito Comunista in Cina.

Grazie alla semiautonomia di Hong Kong, i residenti sono liberi di commemorare in pubblico i caduti di Piazza Tiananmen del 1989 e di altre campagne violente del PCC. Essi attribuiscono al 1° ottobre il nome di “Giornata Nazionale della Memoria”.

Per denunciare le violazioni dei diritti umani compiute dal regime, portano striscioni e gridano slogan. Fra loro c'è il legislatore pro-democratico Lee Cheuk-yan.

[Lee Cheuk-yan, Consiglio Legislativo di Hong Kong]:
“Dopo 60 anni di dominio comunista si può notare un regresso nei diritti umani e anche che il Partito Comunista ha aumentato gli sforzi per schiacciare e reprimere i diritti umani in Cina. Quindi oggi veniamo e protestiamo. Non è un giorno di celebrazione, ma un giorno di protesta”.

È scoppiata una rissa quando la polizia ha cercato di fermare un gruppo di dimostranti che portava una bara finta – raffigurante le vittime delle persecuzioni del regime cinese – all’Ufficio di Collegamento Centrale.

Un altro gruppo di dimostranti ha iniziato uno sciopero della fame di 60 ore per segnare 60 anni di oppressione. Altri hanno chiesto il rilascio dei dissidenti. Era presente anche la vicepresidente del Partito Democratico di Hong Kong.

[Emily Lau Wai-hing, Vicepresidente del Partito Democratico di Hong Kong]:
“Se la Cina vuole apparire come una potenza grande e forte, dovrebbe rispettare i diritti umani delle proprie persone. Avere solo sviluppo economico non è sufficiente”.

Godendo di libertà civili in stile occidentale, i cinesi ad Hong Kong tengono di frequente eventi che fanno luce sugli abusi dei diritti umani compiuti dal PCC e su altri argomenti dei quali non si può discutere in altre parti della Cina.